Oh Bej Oh Bej Obesi

Un torneo da ricordare

In primo luogo vorrei rassicurare i vichinghi presenti nelle schiere degli Old Blacks: il 7 dicembre la squadra non è partita per delle esibizioni all'estero, ha semplicemente giocato a Settimo Milanese, contro i Babbyons e i Chickens.

Il campo "5 Aceri" si è preparato dal pomeriggio ad accogliere le squadre con una abbondante nevicata e l'accensione dei riflettori ha illuminato un campo completamente imbiancato, circondato da un bosco imbiancato, in cui non potevano spiccare nemmeno le panchine, a loro volta imbiancate.
E per fortuna che le divise delle squadre erano rispettivamente nere, verdi e gialloverdi, diversamente qualche giocatore incanutito avrebbe goduto dell'immenso vantaggio del mimetismo.... (passatemi sta kzzt!).
Al momento dell'ingresso in campo i nostri hanno fornito interpretazioni assolutamente personali della tenuta sociale, chi indossando pantacollant, chi preferendo ricorrere a maglioncini manica lunga, altri con le immancabili kway cinesi marchiate "falegnameria Carvas" o "officina Nuovasuma"; si è visto perfino un caschetto che non riusciva del tutto a mascherare un colbacco. Due soli giocatori hanno mostrato rispetto per la maglia e per il gioco del rugby, presentandosi in pantalone corto e gamba nuda, così come le braccia:
il grande ING. e il cav.granduff.ducaconte.allenaimperatore Valentino IV.
La prima partita ha visto gli Old Blacks contrapposti ai Babbyons.
Ingresso in campo ritardato, poiché l'arbitro, dopo aver spiegato le consuete regole del torneo, è stato subissato da una quantità di domande conseguenti alle insolite condizioni ambientali: "ma nella rack si può erigere una barriera di neve?" "la palla di neve nell'occhio è fallo?" "se il giocatore placcato resta congelato con la palla attaccata alla mano, si può strappare anche la mano?" "in touche mezzo metro di neve sotto i tacchetti è considerata ascensore?" Esaurito l'effetto delle creme canforate che qualcuno ha assunto per via orale, finalmente le squadre sono entrate in campo.
La neve attutisce i rumori, ma non ha merito nell'emozione e nella solidarietà del minuto di silenzio che le squadre hanno voluto tributare alla recente scomparsa del babbo di Mario, reso ancor più suggestivo dalla distesa immacolata e dal muto vapore del respiro dei giocatori.
Ed è questa comunione, oltre ai severi allenamenti di Valentino, che ha spinto la squadra costantemente in attacco nel primo tempo, alla continua conquista di metri; e chissà che festa, lassù, quando a metà del primo tempo, proprio Mario ha chiuso in meta un'azione iniziata sul lato sinistro e conclusa tra i pali! Nel secondo tempo la situazione si è riequilibrata a i Babbyons ci hanno costretti a mostrare più volte la solidità della nostra difesa; il risultato non è comunque cambiato e il finale dunque uno a zero.
Mentre gli Old Blacks si rintanavano nel caldo degli spogliatoi, nella tundra di Settimo i Chickens vincevano per 3 a zero contro i Babbyons, grazie all'innesto di Ferolla, risultato determinante per il risultato e dunque conseguentemente cazziato dai compagni di squadra perché la missione affidatagli era in realtà quella di contenere il risultato.
Il rientro in campo dopo la pausa è stato galvanizzato dal profumo delle salamelle che iniziava a diffondersi sul terreno di gioco.
Dura battaglia, con continui capovolgimenti di fronte. La scivolosità della palla non ha consentito la concretizzazione di qualche pregevole scambio da parte nostra; per contro un paio di volte si è vista un'ala avversaria lanciata verso la nostra area di meta, ma in entrambi i casi è scomparsa in un turbinio di neve, e solo quando questa si è posata si è visto che era in realtà la conseguenza di un placcaggio in scivolata del nostro Mario ( in entrambe le occasioni si è rivolto ai compagni con il cortese invito "si ma porca tr... non lasciateli andare via così kzz!!!").
Ed è così che la seconda partita degli Old Blacks si è conclusa con un pareggio senza mete.

Sia per la meta realizzata, che per la costante spinta in attacco e sicuramente per un paio di decisivi placcaggi, Mario ha conquistato il titolo di Man of The Match.
Lascio come di dovere i commenti tecnici al nostro emerito allenatore, ma a mio avviso tutta la squadra, senza eccezioni, ha dato il massimo in una serata difficile, sia per il valore degli avversari, sia per le condizioni meteo.
Non è facile stare in panchina, sotto zero, aspettando di rientrare da un istante all'altro. Non è facile la presa della palla quando le mani sono congelate. Non è facile correre con le dita dei piedi rattrappite. Ma soprattutto, consentitemelo, non è facile stare a guardare e non poter essere in campo con il resto della squadra!

Tutor